1920/1960

ROCK’N’ROLL

Siamo all’inizio degli anni ’40: Memphis, New York, Detroit, Chicago e Cleveland sono abitati dai neri liberati dalle piantagioni e dai visi pallidi. Succede che nelle radio iniziano a passare brani di diversi origini. I neri cantano le canzoni dei bianchi e questi ultimi ballano su quelle jazz e swing. Avviene una splendida contaminazione culturale. La curiosità di conoscersi supera il timore e la superbia di credersi superiori.

Nel 1939  Big Joe Turner incide un brano che getta l’ancora nel mare del Rock’n’roll:

“Roll’Em Pete”.

MA PERCHE’ SI DICE “ROCK AND ROLL”?

Perchè quando si balla sulle note di questo genere, si ondeggia, si “rolla”. Quando si fa del buon sesso, ci si rotola tra le lenzuola. Questa espressione, quindi, sa di danze sfrenate, profuma di sesso e ricorda il ritmo del suo sound tipico. “Rocking”, invece,  è un termine utilizzato dai cantanti gospel nel Sud degli USA per indicare qualcosa di simile all’estasi mistica. Profano e sacro.


Nel 1934 le Boswell Sisters incidono “Rock and Roll” nella quale cantano all’unisono “rolling, rocking rhythm of the sea” alludendo al rumore del mare e delle onde che si infrangono sulla riva; questa parola compare per la prima volta, ma non si riferisce nè al genere musicale, nè tantomeno al ballo.

Nel 1947 viene utilizzata nella canzone “Good Rocking Tonight” di Roy Brown per indicare sia il ballo, sia il doppio senso sessuale.

Nel 1951 il DJ radiofonico Alan Freed, accortosi del successo che questi brani innovativi stessero avendo tra i teenager, decide di creare il programma “The Moon Dog House Rock ‘n Roll Party“, durante il quale viene trasmessa musica black per i bianchi. Da questo momento in poi, quando si parla di Rock’n’Roll, ci si riferisce anche al genere musicale.


Nello stesso anno esce “Rocket 88” di Jackie Brenston in cui si parla di donne, alcol e macchine. Sax in primo piano e ritmo che ti fa muovere le natiche. Manca, però, un interprete “scolorito”: con un cantante bianco si sarebbe potuto raggiungere il pubblico protestante, anglosassone e bianco stinto. Per questo motivo Bill Haley, prima di fare il pezzo spaccaclassifiche “Rock around the clock“, decide di incidere una cover di “Rocket 88”. Il Rock’n’Roll inizia la fase di accelerazione prima del decollo.

Elvis nel frattempo, con le mani in tasca e l’espressione da vago, si aggira negli studi dell’etichetta “Sun Records” di Memphis, registrando demo per sua soddisfazione personale. Questi demo giungono ai padiglioni auricolari di Sam Phillips (produttore e proprietario degli studi “Sun”).

Nel 1954 i bianchi iniziano a conoscere il Rock’n’Roll, perchè sempre più artisti non-neri si dedicano al genere. Sam Phillips, che sapeva fare il suo mestiere, sfasa le parti cantate creando riverbero, dona un breve eco al basso acustico che rende il suono più spesso (slapback) e rende il suono della chitarra più tintinnante. Queste caratteristiche definiscono il Rockabilly (fusione tra Country e Rythm&Blues). Elvis, che si esercita nei movimenti pelvici e nelle scrollate di ciuffo, esploderà commercialmente nel 1956 assieme agli altri artisti bianchi Jerry Lee Lewis e Carl Perkins. Siete arrivati tardi zii: vi hanno preceduto quelli con la carnagione colorata.

Nel 1955 Chuck Berry, Bo Diddley e Little Richards stavano già dando mani di bianco. Little Richard scrive testi ammiccanti, sul palco diventa un animale, si traveste creando ambiguità ed anticipando il Glam Rock di almeno 20 anni. Nel 1955 esce “Tutti Frutti” e la gente grida allo scandalo, perchè ha osato fondere Gospel e R&B: il sacro ed il profano. Oh My God. E pensare che nello stesso anno Ray Charles incide “I got a woman” e suscita la stessa reazione nella gente, per il medesimo motivo, solo che prende altri elementi del Gospel e del R&B creando il Soul (genere sul quale mi dilungherò tantissimo, vi avviso). Bo Diddley nelle sue canzoni inserisce un ritmo sincopato che ricorda quello africano, la chitarra ha un suono più grezzo e fu così che artisti come Yardbirds, Animals e Rolling Stones si ispirarono.
Però… Se parliamo di Rochenrolle il vero fondatore è quel gran ganzo di Chuck Berry: ne delinea le caratteristiche metriche, introduce assoli di chitarra che spaccano e scrive testi dai contenuti tabù. Vecchia sola. “Johnny B.Goode” ha un successo internazionale, è tuttora uno dei brani più conosciuti nella storia della musica e, grazie ad esso, Chuck arriva nell’Olimpo degli Dei.

Ad un certo punto arriva un ragazzo bianco, pacato ed occhialuto che senz’altro non incarna lo stereotipo del giovane ribelle: il suo nome è Buddy Holly. Inventa il cantato a singhiozzo e nuove tecniche di incisione avanguardiste che anticipano il suono dei Beatles e di altri artisti che faranno parte, anni dopo, della British Invasion .
Nel 1959 muore Buddy Holly e finisce l’era d’oro del RnR.

Nel frattempo Elvis si arruola nell’esercito, Little Richard diventa un predicatore, Chuck Berry finisce in carcere per aver fatto sesso con una quattordicenne, Jerry Lee Lewis sposa sua cugina tredicenne di terzo grado e si gioca la reputazione.

Momento gossip su Jerry Lee Lewis e le sue 7 mogli!

1- Dorothy Barton sposata quando lui era un pivello di 16 anni. Durata: un anno e mezzo.
2-Pochi giorni prima del divorzio con Dorothy, Jerry sposa Jane Mitchum. Entrambi erano minorenni.
3- Jerry si dimentica di divorziare da Jane e nel frattempo sposa pure sua cugina minorenne di terzo grado, Myra. Bella cosa la bigamia.

Avviene un conseguente crollo delle vendite dei suoi dischi. I fan lo abbandonano considerandolo un incestuoso e a cui piacciono le minorenni. Nel 1958 inizia la tournèe in Inghilterra (che vanta ben 37 date), ma durante la prima tappa accade qualcosa di incredibile. Jerry Lee Lewis sforna le sue mosse migliori al pianoforte, cercando di ravvivare una platea ammutolita, statica. Viene persino lanciato un passeggino sul palco, quasi a denunciare il fatto che gli piacessero ragazze troppo piccole per lui. Lui grida “Fuck You” al microfono ed abbandona il palco. Il tour viene cancellato ed inizia un fulmineo declino. JLL e Myra rimangono insieme ben 13 anni. Dopodichè incontra Jaren Elisabeth,

4- Jaren Elisabeth Gunn Pete muore annegata poco prima del divorzio.
5- Shawn Stephens muore dopo 77 giorni di matrimonio per overdose.
6- Con Kerrie McCarver il matrimonio supera il panettone e dura 20 anni.
7- Nel 2012 si è tenuto forse il suo ultimo ricevimento di nozze. Lei è Judith Brown, ex moglie di Rusty, il fratello di Myra. Cioè in pratica ha sposato la ex cognata della sua ex moglie. “Beautiful” spostati, è arrivato Jerry Lee Lewis.


Il mitico JLL si è divertito. Le ex mogli un po’ meno: le vedo con un amuleto portafortuna tra le mani, che sperano di non finire sotto ad un cipresso dopo aver pronunciato il fatidico “Si”. Ovviamente la vita di JLL è stata animata anche da abuso di alcol e stupefacenti. “Sex drugs & rnr”: sesso sicuramente tanto,droghe in quantità e rock’n’roll sempre presente. Al contrario dei suoi colleghi, lui è ancora vivo e suona ancora.

IL RE ELVIS

8 Gennaio 1935, Tupelo: nasce la stella più luminosa del firmamento Rock’n’Roll.

La sua famiglia è di umili origini ed il papà è sempre alla ricerca di un lavoro più sicuro e remunerativo; per questo motivo i Presley si trasferiscono a Memphis nel 1948.

Elvis diventa un adolescente timidone ed un mammone tenerone che fa fatica ad inserirsi nel gruppo dei pari. Questi ultimi avevano un taglio di capelli in perfetto stile militare, mentre il giovane Elvis preferisce lasciar crescere la chioma biondo-ramato per poi compattarla, con manate di brillantina, in un mega ciuffo. Ha pure delle basettone da sogno. Aaaaaaaah, le basette. Slurp!

Indossa giacche e pantaloni dai colori sgargianti e dai tagli unici. Per questo suo stile particolare, più che i complimenti attira le derisioni di velenosi coetanei. A lui non gliene può fregar de meno e continua a conciarsi come cappero gli pare e piace. Tornando a casa percorre spesso Beale Street dove si esibiscono dei grandi bluesmen: lui rimane ore ad ascoltarli, rimanendone affascinato.

Inizia a frequentare anche la comunità nera. Elvis non fa distinzioni, perchè capisce che la diversità culturale arricchisce. Questo suo approccio lo aiuterà ad unire gospel, country e blues, raggiungendo il successo planetario di cui tuttora gode.
Per contribuire alla vita economica della sua famiglia fa il camionista: un bel giorno si ferma in Union Street e fissa l’insegna di una casa discografica. Scopre che per una manciata di spiccioli può registrare un disco personale. Il compleanno della mamma capita a fagiolo ed il 18 Luglio 1953: Elvis varca la soglia della Sun Records per registrare la sua versione della vecchia ballata “My Happiness“. Lo dicevo io che era un tenerone.

Nel frattempo, il suo talent scout Sam Phillips, nonchè proprietario della Sun, si sfrega le manine guardando, con occhi a forma di dollari, quel giovanotto bello e bravo. Sam non si siede sugli allori ed in un batter d’occhio convoca due turnisti (contrabassista e chitarrista) che possano accompagnare la soave voce tremolante di Elvis. Giunge il momento di un grande classico country rivisitato: “That’all Right (Mama)“: questo brano passa per radio a tutto spiano ed i bianchi si domandano chi fosse quel nero che canta pezzi country. La comunità nera lo apprezza ed Elvis, così facendo, si piazza sia tra i primi posti della classifica Rythm & Blues, sia tra quelli della musica Country.

Elvis lascia il lavoro ed intraprende la carriera da artista. Comincia il suo primo tour e sul palco si dimena e ancheggia ispirandosi ai live degli artisti neri, ma il pubblico adulto contesta questo suo “osceno” modo di esibirsi. Bacchettoni. I giovani, al contrario, ci sballano, si entusiasmano e si scatenano con lui. Sopraggiunge poi il fenomeno di isteria collettiva che mettono a dura prova l’incolumità di Elvis. Le teenagers lo vogliono, lo bramano e cercano di avvicinarsi al loro idolo con qualsiasi scusa ed in qualunque modo: spesso si aggrappano ai suoi vestiti, intente almeno ad accapparrarsene un brandello…Poi arrivano i fidanzati gelosi che cercano di gonfiarlo come un canotto. Alcune volte è costretto ad interrompere bruscamente i concerti, uscendo dal palco scortato dalla polizia locale.
Comincia pure la sua carriera da attore e anche in quell’ambito arriva dritto al cuore della gente. Nel 1957 parte per il servizio militare, senza fare tante storie, come tutti i suoi coetanei. Per ben due anni cambia la sua vita rifiutando i benefici derivanti dal suo status di divo. Elvis vive anni intensi durante i quali incide dischi, gira film e si esibisce dal vivo, per cui non sa cosa voglia dire annoiarsi. Di punto in bianco, poi, si ritrova catapultato in Germania Ovest e inizia ad usare farmaci stimolanti come la benzedrina. Inizia la sua storia di dipendenze e dagli anni ’70 adotta uno stile di vita sregolato e sopra le righe.

Quando si presenta l’occasione mostra atteggiamenti regali da monarca e da ciò ne deriva il suo soprannome. Salutate THE KING.
Sempre in questo periodo il Re del Rock’n’Roll diventa pure Re delle spese folli: due aerei per spostarsi celermente durante le sue tournèe (non è mai uscito dagli USA) e numerose Cadillac. Un giorno entra in una concessionaria e decide di regalare qualche auto (si vocifera che si trattasse di una ventina di Cady) ai suoi amici più stretti; nel frattempo una donna si ferma fuori dalla vetrina e ne fissa un paio. Elvis esce e le chiede se le facesse piacere averne una. La donna risponde con un entusiasmante “Si!”, Elvis entra nel negozio e gliene compra una. Quante volte avrei voluto essere nei panni di quella donna. Mi immagino mentre passo davanti ad una concessionaria di Harley Davidson d’epoca e rimango incantata davanti ad una fiammante FXS Low Rider: a quel punto esce fuori James Hetfield e mi chiede se CASOMAI ne volessi una.

Prima vi ho parlato dei seguaci troppo esagitati di Elvis e delle minacce che riceveva da parte di fidanzati gelosi. Ecco, sappiate che negli anni ’70 due tipi eludono la sorveglianza durante un concerto e salgono sul palco: Elvis li battezza con due calci rotanti alla Chuck Norris e li catapulta giù dal palco. I due malcapitati erano due suoi sostenitori. Come è cambiato in questi anni il nostro ragazzo del rock’n’roll… complice è stato l’abuso di farmaci assunti massicciamente per contrastare la depressione.

The King inizia a manifestare squilibrio psichico e ad essere violento (si pensa anche all’interno delle mura domestiche). Un giorno Elvis spara ad un televisore perchè, continuando a fare zapping, non è riuscito a trovare nulla che lo coinvolgesse particolarmente. E allora BAM! La TV si trova nella sua villa-museo a Graceland.

Nonostante tutto Elvis continua ad esibirsi in concerti, assume farmaci stimolanti e amfetamine per caricarsi e barbiturici per andare a dormire. Questo mix letale lo consuma sempre di più, fino ad arrivare agli ultimi concerti (che ormai durano al massimo 50 minuti) completamente sfatto e fatto: le parole cantate risultano trascinate e incomprensibili, il suo fisico è fortemente debilitato, è gonfio a causa dei farmaci assunti e dalla condotta alimentare insana. I fan che lo hanno sempre seguito continuano a farlo.

Io non riesco a guardare gli ultimi suoi live, altrimenti piangerei dalla tristezza osservando quell’uomo così potente mediaticamente e così fragile nella vita, bisognoso di cure adeguate, di staccare la spina da quel mondo che continuava a pretendere da lui, un mondo diventato ormai tossico.

Dopo un concerto tenutosi il 15 Agosto, Elvis torna a casa, assume i barbiturici per dormire, ma rimane sveglio fino alla mattina successiva parlando con il suo staff degli ultimi dettagli dell’esibizione, che si sarebbe svolta l’indomani a Portland.

Alle 4.30 suona un brano country con il pianoforte, l’ultimo cantato dalla sua voce magnifica, dopodichè torna a letto e fissa il soffitto, conta le pecore…insomma, le prova tutte, ma alla fine prende la via più breve calandosi altri barbiturici.

Si appisola qualche oretta, poi si sveglia di prima mattina, si reca in bagno e viene ritrovato senza vita poco tempo dopo, dalla compagna. Elvis aveva 42 anni. Ragazzi, non disperatevi, ci sono associazioni che sostengono che il Re sia ancora vivo perchè ha origini aliene, oppure che sia sotto la “protezione testimoni” in quanto coinvolto nell’omicidio Kennedy, altri ancora sono convinti che sia stata inscenata la sua morte per fuggire dallo showbiz. Quanto vorrei fosse davvero così. Cospirazioni e leggende metropolitane a parte, parliamo di musica.

Per me è molto difficile scegliere una sola canzone di Elvis, perchè sarebbe un po’ come scegliere un cioccolatino in una scatola: se ne peschi uno “alla cieca” va bene ugualmente.

Pensandoci bene, però, “Suspicious mind” potrebbe essere il brano che preferisco: Elvis l’ha interpretato magistralmente, ma tengo a precisare che è stato scritto da Mark James.

Il Re l’ha reso semplicemente un capolavoro, come ha fatto per molti altri classici.

Questo pezzo parla di un amore che stenta a decollare, perchè manca la fiducia a causa delle menti sospettose dei protagonisti (il titolo parla di “menti”-minds- al plurale, ma nel brano si intuisce tutt’altro).

Inizia con dei guizzi di chitarra, subentra Elvis con la sua voce calda e dice che sono entrambi (lui e la compagna) in una trappola dalla quale è difficile uscire, nonostante il sentimento ci sia.

Arriva la batteria incalzante, LEI non si fida di lui, non crede a nessuna parola pronunciata dalle sue carnose labbra.

Si sfocia nel ritornello e lui ne approfitta per dirle che non possono costruire una storia d’amore senza le fondamenta fatte di fiducia, non sono solide come il cemento armato, ma friabili come un cracker.

Partono, in un crescendo, i cori che si plasmano, seguono e si contrappongono alla voce del King. Insomma, lei continua a non fidarsi e a sospettare di lui se solo osa rivolgere la parola ad un’amica (che roba odiosa la gelosia), lo incenerirebbe con sguardi di lava. La musica rallenta drasticamente, muta, diventa quasi una blues ballad. Elvis canta con delicatezza: “fai sopravvivere il nostro amore o asciuga le lacrime dai tuoi occhi, non facciamo morire una bella storia…Mentre sai, dolcezza, non ti ho mai mentito, sì sì”. Cioè, fammi capire, alla fine è colpa di lei se ‘sto amore non spicca il volo come una colomba della pace? Sembra una puntata de “Il Segreto”.

Il ritornello torna a pompare all’improvviso e lui ribadisce il concetto secondo cui lei deve imparare a fidarsi di lui per far si che possano stare insieme.

A tratti mi ricorda gli inizi della mia storia d’amore meravigliosa con Luca.

Ne venivo da una relazione che mi ha consumato l’autostima (e già partivo dal fondo del barile). Ero prosciugata dalla violenza psicologica perpetrata per anni, quotidianamente. Mi guardavo allo specchio e piangevo. Mi schifavo.

Poi è arrivato lui che timidamente si è avvicinato a me, un passo alla volta, poi mi ha sfiorato la mano e non l’ha più lasciata, nonostante il primo anno sia stato difficile per me. Soffrivo se lui rivolgeva semplicemente uno sguardo ad una ragazza, ma non ho mai fatto alcuna scenata di gelosia, perchè sapevo di essere io quella esagerata e che tutto ciò fosse dovuto da un problema mio, di scarsa, scarsissima, scarserrima autostima. Tenevo tutto dentro e un po’ mi corrodevo, perchè pensavo che tutte le persone e tutte le ragazze fossero migliori di me.

Lutti importanti avvenuti quell’anno maledetto hanno schiacciato il piede sull’acceleratore chiamato “sindrome dell’abbandono”.

Nonostante tutto Luca non si è mai stancato di me, non mi ha mai detto: “We can’t go on together with suspicious minds and we can’t build our dreams on suspicious minds”. Siamo ancora qua, dopo quasi 9 anni… perchè il nostro è un (giusto per citare nuovamente Elvis) “Burning love“, un amore che brucia, una brace sempre accesa… che ogni giorno ci cuoce a puntino.


“Lord Almighty, feel my temperature rising
Signore onnipotente, sento la mia temperatura crescere
Higher, higher, it’s burning through to my soul
Sempre più alta, sta bruciando fino alla mia anima
Girl girl girl, you’ve gone and set me on fire
(Ragazza, ragazza, ragazza, mi stai facendo andare a fuoco)
My brain is flaming. I don’t know which way to go
(Il mio cervello si sta incendiando. Non so che direzione prendere)
Your kisses lift me higher, like the sweet song of a choir
(I tuoi baci mi portano più in alto, come il dolce suono di un coro)
And you light my morning sky with burning love
(Tu accendi il mio mattino con un amore bruciante)
Ooh ooh ooh, I feel my temperature rising
(Ooh ooh ooh, sento la mia temperatura crescere)
Help me, I’m flaming, I must be a hundred and nine
(Aiutami, sto bruciando, devo essere 109 (gradi Fahrenheit, ossia 42°C)
Burning burning burning, and nothing can cool me
(Brucio, brucio, brucio, e niente può raffreddarmi)
I just might turn into smoke, but I feel fine
(Potrei tramutarmi in fumo, ma mi sento bene)
Your kisses lift me higher, like the sweet song of a choir
(I tuoi baci mi portano più in alto, come il dolce suono di un coro)
And you light my morning sky with burning love
(Tu accendi il mio mattino con un amore bruciante)
It’s coming closer, the flames are now licking my body
(Si stanno avvicinando, le fiamme ora stanno sfiorando il mio corpo)
Won’t you help me, I feel like I’m slipping away
(Non vuoi aiutarmi, mi sento come stessi scivolando via)
It’s hard to breathe, my chest is a-heaving
(E’ dura respirare, il mio petto è un ansante)
Lord have mercy, I’m burning a hole where I lay
(Signore abbi pietà, sto bruciando la tana in cui giaccio)
Your kisses lift me higher, like the sweet song of a choir
(I tuoi baci mi portano più in alto, come il dolce suono di un coro)
And you light my morning sky with burning love
(Tu accendi il mio mattino con un amore bruciante)”

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