1961/1970

HARD ROCK

A New York i Velvet Underground definiscono la canzone rock quale forma d’arte; a Los Angeles i Jefferson Airplane diffondono l’Acid Rock; a Londra i Pink Floyd pongono le basi del Rock Progressivo facendo leva sulla psichedelia, mentre Hendrix distorce e strapazza goduriosamente il Rythm ‘n’ Blues con la sua chitarra che emana vampate de fuego.

Nello stesso periodo si afferma l’Hard Rock: più duro del blues, più mollo del metal. Un genere durollo. Tutto parte dai pastosissimi e fuzzissimi Cream, la crema del Blues, la “crème de la crème à la Edgar” che, con il loro power-trio chitarra, basso e batteria, sono le fondamenta del grattacielo dell’Hard Rock. Riff grezzi, basso che pulsa a ritmo tachicardico e batteria ossessiva sono gli ingredienti di questo potente genere. L’Hard Cock (pardon, un refuso) è deflagrato nel 1969, come una bomba di Maradona in Piazza del Plebiscito nella notte del 31 dicembre, grazie a Humble Pie, Led Zeppelin e Deep Purple.

I puristi Blues inizialmente lo schifano, ma poi il genere si emancipa per assumere caratteristiche tutte sue.

La chitarra spicca, si fa notare come un prete sulla neve. Quando l’attenzione non viene catalizzata dalle distorsioni, ci si concentra su quel canto che tocca falsetti mai raggiunti prima d’ora. Ci sono i primi assoli di batteria, sempre rimasta in secondo piano fino ad ora. 

Ci pensano i Deep Purple a dettar legge con la chitarra di Blackmore che regala gioie a tutto spiano, con riff granitici che ti piombano addosso come massi (molto diversi da quelli suadenti di Jimmy Page dei Led Zeppelin e da quelli tecnici di Clapton dei Cream). I Deep Purple sono l’esacerbazione della potenza. Negli anni ’70 arriva Mr Acuto Ian Gillan e il gruppo trova nuova linfa per l’uscita di pietre miliari come “In Rock”, “Fireball”, “Machine Head”, raggiungendo, grazie a una sezione ritmica top di gamma, quasi i limiti dell’heavy-metal. 

Procediamo con ordine e parliamo del tris d’assi nella sfida a poker dell’Hard Rock: Clapton, Baker, e Bruce, in poche parole… i Cream. Sedetevi comodi, ascoltate la playlist che ho preparato per voi subito dopo il titolo. 

CREAM 

Il blues sale sulla rampa di lancio dell’innovazione grazie a Rolling Stones e Who, ma i Cream continuano il percorso, rendendo fruibili dal vivo le loro lunghe jam libere, senza la struttura canonica “chorus-bridge” . Jimi Hendrix ci va sotto ed ammette che la sua “Experience” sia nata per proseguire il cammino della “Sacra Crema”. Il sacro triumvirato dei Cream è composto da 3 tipi a caso come Clapton, Jack Bruce e Ginger Baker.

Clapton, ossia Mr Slowhand (per il suo particolare modo di suonare la chitarra), viene espulso dal college perché ha osato suonare del blues e del rnr in classe, ma la musica gli scorre nelle vene ed entra a far parte negli Yardbirds (che godono della militanza anche di Jimmy Page e Jeff Beck) e nel gruppo di John Mayall, i Bluesbreakers. Ottimo curriculum vitae. Subito su Linkedin.

Jack Bruce colui che fa cantare il basso, non dà semplice sostegno e base ritmica alle canzoni, ma propone virtuosismi, traccia linee melodiche. Prima dei Cream entra nei Bluesbreakers per sostituire John McVie, che va via per formare i mitici Fleetwood Mac. 

Peter “Ginger” Baker è un batterista dall’indole jazz, animato dalla voglia matta di improvvisazione. Il suo tappeto percussivo assume un nonsochè di tribale, tant’è vero che nel 1960 suona con il nigeriano Fela Kuti (LO AMO). Ginger registra un brano fatto di sole esercitazioni  con la batteria:”Toad”.

Questi tre geniacci si uniscono, ma durano troppo poco: guerre per contendersi la leadership e per fare la gara a chi fa la pipi più lontano, antipatie tali che si sarebbero sputacchiati a vicenda. Nonostante ciò,  tutte queste frustrazioni hanno permesso l’uscita di capolavori che escono dal blues e si sedimentano alla base dell’ Hard Rock. Come non citare il riff leggendario di “Sunshine Of Your Love”: il basso si discosta dalla melodia tracciata dalla chitarra, per poi fondersi con essa, la batteria va al galoppo con rullate e controtempi e il solo di Clapton..beh..che dire..intenso e caldo come un forno a legna.

“White Room”, dove gli assoli di Clapton si fondono al suono della viola creando una commistione di blues e musica sinfonica. “Crossroads” unisce due capolavori di Robert Johnson, “Crossroads Blues” e “Traveling Riverside Blues”, due masterpiece del blues (si vocifera che Johnson abbia stipulato un contratto con la Diablo S.p.a. vendendo la sua anima , ma capirete di più cliccando qui ). I Cream si sfanculano nel 1968: Clapton e Bruce faranno parte dei Blind Faith di Steve Winwood, esperienza altrettanto breve della durata di uno starnuto e mezzo.

DEEP PURPLE

Il gruppo si sviluppa attorno a due figure chiave: il tastierista Jon Lord e il chitarrista Ritchie Blackmore. Poi c’è anche Ian Paice che pesta duro. Dopo qualche anno, qualche album (“Shades Of Deep Purple” e “The Book Of Taliesyn”), qualche tournée ed una  super cover di “Hush”, escono dal gruppo il cantante Evans ed il bassista Simper, entrano rispettivamente Ian Gillan e Roger Glover.

Il primo album del quale mi innamorai fu “Made in Japan”, il live registrato durante il tour nella terra d’Oriente.

Da lì ascolto “Machine Head”, “In Rock” e “Fireball”. Ho una piloerezione continua. Ogni tanto mi urtano gli strilli di Ian Gillan, cioè sei bravo zi’, c’hai un’estensione da dieci però non sbulaccare. Forse sono rimasta condizionata dal libro “Sto con la band”, dove la più grande groupie dell’epoca, Pamela, descrive Gillan come un viscido pieno di sé e strafottente, al contrario di quel patatino cipollino di Robert Plant sempre accomodante, simpatico e genuino.

Pamela poi si trasferisce nella comune di Frank Zappa. Persona squisita. A proposito di Zappa, involontariamente, diventa protagonista del capolavoro dei Deep Purple: “Smoke on the water”.

Il 4 dicembre 1971, a Montreux, in Svizzera, verso la fine di un concerto di Zappa tenutosi nel Casinò, uno spettatore ha la splendida idea di sparare un razzo segnaletico. Le fiamme divampano. Roba da matti. Fortuna vuole che non ci sia scappato il morto. Roger Glover, dall’altra parte del Lago di Ginevra con gli altri Deep Purple, osserva questo “Fumo sull’acqua” e si lascia ispirare.

Pensare che il giorno dopo avrebbero dovuto registrare il nuovo album proprio al Casinò.  Cambio programma: si registra nei corridoi del Grand Hotel con lo studio di registrazione mobile dei Rolling Stones. I regaz si accorgono che l’album dura troppo poco, c’è bisogno di qualche altro minuto di pura estasi. Si accende la lampadina nella testa di Glover ed improvvisa quello che diventerà l’inno del gruppo. Una robina improvvisata e registrata in una ventina di minuti.

E comunque io godo letteralmente ascoltando Lazy nella versione del Live a Tokyo.. Ma su tutti capolavori dei Deep quello che mi fa divampare è “Halleluajh”, con il suo coro da Chiesa che profuma di incenso e un assolo di Blackmore dal secondo minuto che anticipa un’estasi sacra: battiti di mani, tamburello e un tiro che vorresti non finisse mai. Mia suoneria da secoli e nei secoli, Amen.

A proposito di  sacro e profano: sapete che nel doppio album di “Jesus Christ Superstar” Gesù  è impersonificato da Ian Gillan? Gli viene proposto, tre anni dopo, di recitare nel Musical e di vestire i panni del Messia, ma lui si rifiuta (al suo posto quel gran ganzo di Ted Neeley).

“La proposta di interpretare il ruolo di Gesù Cristo mi onorò, ma non avevo idea di cosa si trattasse. Per la versione discografica, avevo solo sentito la canzone, non tutto l’album. Così, dato che non avevo soldi, registrai tutto in una sola session di tre ore. Sapevo che sarebbe stato fantastico, perché l’orchestra presente aveva lavorato anche per Joe Cocker e la Grease Band era lì. Poi andai via e me ne dimenticai, perché non fu pubblicato subito.

Ma alla fine non è stato difficile rifiutare il film, per due ragioni. Prima di tutto, sospettavo che non sarebbe stato granché, poiché davano per scontato che sarebbe stato un grande successo sulla scia del disco e, per questo, non misero a disposizione un budget adeguato. E poi non mi piacevano gli atteggiamenti del produttore, il regista Norman Jewison. Ma soprattutto avrei dovuto lasciare i Deep Purple, in quanto mi chiedevano 12 settimane per le riprese. E tra i Deep Purple e Jesus Christ, la scelta davvero non si pose.” 

Meglio così,  dai. Ted Neeley fotonico e Ian Gillan ha continuato a far uscire album con i Deep. Pari e patta.

LED ZEPPELIN

Ed eccoci alla Sagra dell’Ovvio: a chi piacciono i Led Zeppelin? Devo essere onesta, non è il mio gruppo prefe, ma devo dire che c’hanno un tiro che spettina i calvi. E poi cacchio, per me “Communication Breakdown” è LA canzone del mio papà. Quella con la quale scapocciava ogni volta che partiva.

Mi ricordo ancora adesso il momento in cui la mia insegnante di canto, l’unica ed inimitabile Pierrette, mi chiese se volessi o meno prestare la mia voce al saggio di musica degli allievi di chitarra. In scaletta c’era, oltre a “Hey Joe” di Hendrix e a “Layla” di Clapton, “The song remains the same” dei Led Zeppelin. Ovviamente io e la mia voce contralto-mezzosoprano accettammo ad occhi chiusi e a corde vocali aperte.

Gli Zeppelin nascono nel 1968 dalle ceneri degli Yardbirds, uno dei gruppi protagonisti della British Invasion (ho scritto un articolo a proposito della BI.. leggetelo, marrani!) che ha visto alternarsi chitarristi come Clapton, Beck e, appunto, il Riccardo Cocciante delle 6 corde.. Mr. Jimmy Page.

Jimmy Page vede spesso Jeff Beck e gli dà una mano per “Beck’s Bolero“: incessanti giorni di sessioni; poi, un bel giorno, si aggiunge il batterista degli Who, il mio amaterrimo Keith Moon. Le jam vanno a gonfie vele , al punto tale, da far venir voglia ai ragazzi di metter su un progetto musicale. Moon sentenzia che la band “Would go over like a lead balloon” (“volerà come una mongolfiera di piombo”), che è un modo per dire che saranno un fiasco totale. No, un “lead Zeppelin”, un dirigibile di piombo, corregge John Entwistle, il bassista degli Who, presente alle registrazioni.

Quel gioco di parole rimane nella testa di Page, quando, due anni dopo, i New Yardbirds dovranno cambiare nome.

Si, perchè l’ultima formazione degli Yardbirds è identica a quella dei Led così come li conosciamo. Fanno un tour ed, al ritorno, a Jimmy Page, memore dell’aneddoto con Moon e Entwistle, propone di cambiare nome in Led Zeppelin. Contratto con la Atlantic Records per la modica cifra di 200 mila dollari (leggete l’articolo in cui parlo di questa Etichetta degna di nota, infingardi!) . Una robina mica da ridere, per una band emergente.

Sulla copertina del loro primo album,“Led Zeppelin I”, si evoca lo schianto del dirigibile Zeppelin LZ 129 Hindenburg. Sperimentazioni, triplette di Bonzo, acuti di Plant, assoli bollenti di Page, basso burroso di Paul Jones, concerti lunghi 4 ore con improvvisazioni annesse, litri di sudore e camicie sbottonate sotto la chioma fluente dei cappelloni sul palcoscenico.

I primi 3 album sono di qualità, ma il quarto, forse per la maggior maturità della band, è davvero all’apice della meraviglia. Sempre più qualità, sempre più fan, sempre meno appoggio da parte della critica e della stampa che preferiscono i Rolling Stones. Ebbene si, la stampa non appoggia gli Zep: addirittura quando, nel ‘69, viene pubblicato il primo album, Rolling Stone scrive che Page è un giovane talentuoso con poca immaginazione e che Plant, definito “prissy”, è un presuntuoso che ulula. Non convincono in un periodo dominato dai Doors, i Cream e Jimi Hendrix.

Dal 1974 , con la fondazione della Swan Song Records e con i successivi album, in particolar modo “Phisycal Graffiti”, i Led Zeppelin ottengono un grande riscatto internazionale, ma le voci su di loro compromettono la loro meritata fama. Arriva il Punk e la critica li bastona definendoli “sorpassati”. Poi muore Bonzo Bonham ed effettivamente non ha più senso andare avanti.

Ma quali sono ‘ste voci che hanno minato la dovuta riconoscenza della loro bravura?

Ebbene, tutte le chiacchiere a proposito di adesione al Satanismo da parte della band. Addirittura “Stairway to Heaven” se ascoltata al contrario, rivelerebbe un inno a Mefisto. O si tratta di illusione acustica?

E che dire di Four Sticks? Il brano sembra una premonizione della morte di Bonzo. Si parla di un lutto improvviso, che sarebbe avvenuto in una stanza d’albergo, con una finestra aperta e un salice, al chiaro di luna. Belin, nel 1975 il bassista John Paul Jones trova Bonham senza vita, al chiaro di luna, con la finestra aperta ed un salice all’esterno. Aldilà del Satanismo, quello che sappiamo con certezza è che il quartetto c’è sottissimo con la saga di Tolkien “Il Signore Degli Anelli”, tanto da citare Mordor e il mio tesssssssoro Gollum nel brano “Ramble on” (che peraltro è uno dei miei preferiti dei Led).

Alcuni pensano che l’eremita raffigurato nel loro quarto album (“Led Zeppelin IV”, più semplice di così) sia un altro collegamento a Tolkien: ebbene no, trattasi di una carta dei tarocchi che simboleggerebbe un ammonimento nei confronti di chi intraprende imprudentemente una nuova strada. La figura del contadino, invece, è in copertina.

L’uomo porta dei rami sulla schiena e si pensa che sia un riferimento al dieci di bastoni, una carta dei tarocchi che simboleggia la fine di un ciclo.

All’interno del disco compaiono per la prima volta la scritta “Zoso” per Page, una piuma per Robert Plant, cerchi olimpici per John Bonham e un trifoglio per John Paul Jones. Simboli che per la critica dell’epoca rappresentano un insegnamento su come fare patti con il diavolo. Praticamente delle istruzioni per l’uso. Un bugiardino. Delle linee guida. I fan ci sballano con ‘ste robe e cercano di scovare nel quarto album altre simbologie occulte, tipo l’immagine nascosta di un gatto che rimanda al legame fra mondo terreno e mondo spirituale, con un nonsochè di stregoneria.

Dai, diciamo che un po’ di esoterismo aleggia tra i pentagrammi ed i testi dei Led Zeppelin. Page, infatti, è un appassionato di Aleister Crowley, figura chiave nella storia dei nuovi movimenti magici. 

A lui è attribuito il maggior tentativo di creare una «religione magica», fondata principalmente sulla magia sessuale e la via della mano sinistra.

Cacchio, mi viene in mente il Sindaco dei Griffin Adam West quando sposa la sua mano destra.

Page acquista la dimora del mago, ossia Boleskine House a Loch Ness, in Scozia e la ristruttura con i simboli della magia rituale.

Jimmy Page a Boleskine House
Un Jimmy Page bello fresco davanti alla Boleskine House

Sul vinile del terzo album, “Led Zeppelin III”, tra Hats Off To Roy Harper e l’etichetta, aveva fatto incidere il motto di Crowley “do what thou will, so mete it be” – “fai quello che vuoi, così potrai essere“

Esattamente come i Beatles, anche i Led Zeppelin fomentano le voci, inserendo messaggi nascosti nelle copertine dei dischi. La gente apprezza, va in visibilio e costruisce leggende. Di sicuro una storia è diventata leggenda, ma è più vera del ragù alla bolognese: i Led Zeppelin sostano in un albergo affacciato sul mare, l’Edgewater Inn.

Dalla camera si può pescare e così Bonzo decide di diventare Sampei. Nel frattempo la stanza si anima ed entra una groupie, la serata prende una piega stupefacente nel vero senso della parola. Alcol, disinibizione, follia. Bonham prende una sorta di ventresca e la usa per “stuzzicare” sessualmente la ragazza. Alcuni dicono che viene sculacciata con la coda, altri affermano che le infilano il muso o la pinna nei vari orifizi.

Del fatto esisterebbe anche un video, ripreso da Mark Stein dei Vanilla Fudge, anche lui nella stanza insieme al tour manager Richard Cole e Bonham, ma mai venuto alla luce. Per fortuna, oserei dire. Da qualche tempo è spuntata pure la versione del batterista dei Vanilla Fudge (e di molti altri gruppi), Carmine Appice. Il tutto è ancora più disgustoso, ma talmente tanto che non ho nemmeno voglia di scriverlo.

Cosa sia successo in quella camera d’albergo fortunatamente non lo sapremo mai, ma Carmine dice di aver raccontato tutto, il giorno seguente, a Frank Zappa incontrato all’aeroporto. Gli ha inconsapevolmente fornito la materia prima per “Mud Shark”, suonata con i Mothers of Invention. Tra pesci e ostriche non ci capisco più nulla. Si sa solo che i Led Zeppelin verranno cacciati dall’albergo di Seattle per aver catturato circa 30 squaletti ed averli lasciati ovunque: nelle stanze, negli ascensori, nei corridoi. Povere creature di Madre Natura. E chissà che odore.

Vi lascio con due spensierati e gioiosi John Lennon e Ringo Starr che pescano pesciolini dalla finestra della loro camera all'”Edgewater Inn”

2 thoughts on “HARD ROCK

  1. bello e interessante, come sempre. Per ovvi motivi questo mi ha appassionato ancora di più! Attendo l’ articolo sull’Heavy Metal!
    Pensavo che Plant fosse più faccia da culo di Gillian!
    Paice è il mio preferito in assoluto e confesso di non amare particolarmente gli Zeppelin, mentre adoro gli Uriah Heep!
    Quanti punti esclamativi che ho messo!
    Alla prossima!

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