1961/1970

THE ROLLING STONES

Destino vuole che il mio 33esimo genetliaco lo abbia festeggiato sculettando, sulle note live delle leggendarie Pietre Rotolanti. Un compleanno all’insegna del Rock’n’Roll.

Mick Jagger ha indubbiamente stipulato un contratto con la “Diablo spa”. Non è possibile essere così cazzuti una settimana dopo il Covid. A quasi 79 anni. Correndo qua e là. Saltellando su e giù. Ballando sotto la pioggia. Cantando. Parlando in un italiano perfetto. Esibendosi in movimenti pelvici e mosse che trentenni spostatevi tutti.

Keith Richards, che con il suo cappellino appoggiato sui padiglioni auricolari giganteschi sembra Cucciolo dei 7 nani, ha detto “alla faccia di chi ci vuole male” e si è meritato una standing ovation. Vogliamo davvero parlare di Keith e della sua immensità? Dai, lo sapete già. Non mi dilungo.

Ronnie Wood, che indossa T-shirt spaziali da giovanotto, ci parte di assoli assordanti  con la faccia di uno che ne ha viste e vissute di cotte e di crude. Ad un certo punto suona un bluesaccio con Keith, usando lo slide. E io godo fortissimo.

 Il viso calmo ed impassibile di Charlie che spunta dalle pelli e dai piatti è mancato tantissimo. Ci ha pensato Steve Jordan (un turnista che ha suonato con i più grandi) a dare il giusto calore, adeguandosi alla grinta ed al carisma delle Pietre Rotolanti.

Per quanto riguarda la SouLady…Cantare (male) la parte femminile di “Gimme Shelter” è sempre un’esperienza catartica ed essendo ad un concerto, hai la certezza matematica che nessuno possa ascoltarti.

Il mio sogno si è realizzato: ho visto la STORIA della musica con i miei occhi (bagnati di commozione).

Che poi…chi chiede : ” Chi sceglieresti tra Beatles o Rolling Stones?” è come se si chiedesse di sbranare una slerfa di focaccia (traduzione genovese-italiano: slerfa=gran bel pezzettone di) o una pirofila straboccante di gnocchi al pesto.

Un bel giorno Brian Jones (polistrumentista ed ex chitarrista dei RS) chiama la redazione di Jazz News per avvisarli del loro concerto al Marquee di Londra del 12 Luglio. Dall’altra parte della cornetta viene chiesto il nome del suo gruppo. Azz, non ne aveva ancora parlato con gli altri componenti. Sudore. Pochi secondi di chiamata per evitare di mettere altre monete. A Brian casca la pupilla sul titolo della quinta traccia del disco The Best of Muddy Waters: Rollin’ Stone. Così sia.

Lo racconta anche Keith Richards nella sua autobiografia Life: «Disperati, Brian, Mick e io ci buttammo. “The Rolling Stones”. Fiuuu! Risparmiata una moneta da sei penny».

Bravo Brian, sassofonista, pianista, clarinettista, chitarrista, suonatore di dulcimer, sitar e creatore Flash di nomi di gruppi leggendari. Peccato per la sua brutta sorte: dopo una vita, brevissima, di eccessi, viene allontanato dal gruppo per la sua condotta (dissero i santerellini Keith Richards e Mick Jagger) dopo 7 anni di tour e dopo poco annegherà nella sua piscina dopo un cocktail stupefacente a base di droghe  ed alcol. Benvenuto nel Club27, Brian! 

Il 5 Luglio 1969, cioè prontamente dopo soli 2 giorni dalla morte di Brian Jones, viene organizzato un concerto a Hyde Park in suo onore e per presentare il nuovo chitarrista Taylor, ma… Strumenti scordati, musicisti per cartoni (forse nel vero senso della parola) e una coreografia con centinaia di farfalle bianche da liberare nell’aere, ma schiattate nelle scatole durante il trasporto. Povere creature. 

Brian Jones a parte, Mick Jagger e Keith Richards si conoscono da quando sono bambini, sono vicini dicasa e compagni di giochi, ma Mick si trasferirà altrove con la famiglia e frequenteràuna scuola diversa. I due si incontrano anni dopo sul treno da pendolari. Mick tiene gelosamente sottobraccio i suoi vinili della Chess Records. Scoprono di nutrire la stessa passione per il blues. Come dar loro contro? Tra una chiacchiera e l’altra scoprono di avere un amico in comune: Dick Taylor, futuro bassista.Decidono di rivedersi per suonare insieme.

Nel Marzo del ’62 Mick e Keith vanno all’Earling Club dove suona il gruppo di Brian Jones e Charlie Watts. Rimangono in contatto e circa un anno dopo Brian sostituirà Dick e Charlie , Tony Chapman.

Da una parte i Beatles, alle prese con sperimentazioni senza eguali e con un’immagine da bravi ragazzi.

Dall’altra gli scapestrati Rolling Stones. Il manager Oldham procura loro un contratto con la Decca Records e costruisce la loro immagine da monelli. Strategia di marketing ben riuscita, a tal punto che questa finta rivalità è divenuta come quella fra tifoserie che si sfidano in un derby all’ultimo gol. D’altronde, i due gruppi si contendono i giovani europei e americani, potenziali fruitori di un esplosivo mercato discografico. Giovani che respirano rabbia nelle periferie londinesi, a causa delle macerie lasciate dalla guerra, della difficoltà nella ripartenza. Quest’emozione si traduce nello sfacciato rock and roll degli Stones, pur non intonando alcun inno sovversivo. I loro testi, infatti, parlano di un sacco di sesso e droghe, di amori… il tutto plasmato su giri blueseggianti e riff in 4/4.

Oldham spinge gli altri componenti a far sloggiare il bassista Ian Stewart, perché con la sua fisicità corpulenta, stona con l’immagine del gruppo. Bah. Oldham destabilizza gli equilibri e sposta il centro del gruppo dall’imprevedibile genio di Brian Jones (che peraltro a 20 anni è gia padre di 3 figli illegittimi) all’asse Jagger-Richards.

E pensare che il connubio Jones-Richards funzionava da Dio: creatori indiscussi del “guitar weaving”, successivamente definito “l’antica forma di tessitura” (Ancient Form of Weaving). I due chitarristi suonano la parte ritmica e quella solistica nello stesso momento, senza differenziare particolarmente lo stile di una o dell’altra. 

«Ascoltavamo lavori di gruppi, cercando di capire cosa succedesse in quelle registrazioni; come si potesse suonare insieme con due chitarre e farle suonare come quattro o cinque» 

(K. Richards) 

Morto Jones, subentra il freschissimo Taylor. Nel ’75 giunge Ron Wood, ex collega di Rod Stewart e di Jeff Beck.

Va bene tutto, ma da quando non c’è più Brian, si perde la parte sperimentale,  la genialità. 

STORIE DI CONCERTI 

Durante un concerto a Sacramento, la chitarra di Richards tocca l’asta del microfono; parte una fiammata che Rammstein spostatevi e Keith da una patta per terra, privo di sensi. Sovraccarico del microfono, ma grazie alle suole in gomma delle sue scarpe “Hush Puppies” non ci lascia le penne. 

Ad Altamont nel 1969 si svolge un festival rock con Santana, i Jefferson Airplane e Crosby, Stills, Nash & Young (mannaggiaamechesonnatatardieinitalia). Ci si spacca di acidi. Come uomini della security assoldano quegli stinchi di Santi degli Hell’s Angels. Gli Stones partono con “Under my thumb” e un diciottenne afroamericano alticcio, o fattìno, fa per salire sul palco dalla parte di Richards. Fa partire un colpo di pistola (solite dinamiche all’americana), ma viene bloccato prontamente dalla security ,la quale non si limita a fare la ramanzina da educanda. No, gli Hell’s Angels sono conosciuti per i loro metodi poco Montessoriani. Lo pestano, lo accoltellano e lo conducono alla morte. Che schifo.

A proposito di concerti, l’ 11 dicembre 1968 dalle 14:00 e fino alle prime ore del giorno seguente, viene registrato The Rolling Stones Rock and Roll Circus: un film ideato da Mick Jagger rimasto inedito fino al 1996. Fortunatamente nei (quasi) 30 anni intercorsi tra le riprese e la pubblicazione, non sono amdate perdute le registrazioni. Si tratta di uno  spettacolo circense con esibizioni rock dei Rolling Stones, The Who, Taj Mahal, Marianne Faithfull, Jethro Tull e del supergruppo The Dirty Mac, formato da John Lennon, Yōko Ono, Eric Clapton, Mitch Mitchell, e Keith Richards. Guardatelo, è una chicca! 

KEITH E LE SUE VITE

Nel 1972 prende fuoco la sua casa perché si addormenta affianco alla fidanzata Anita Pallenberg con la siga accesa. 

Altro episodio simile si verifica nel cottage nel West Sussex. Dormono di brutto, si propaga l’incendio. Il figlio grande Marlon tenta di svegliare i genitori prendendoli a pattoni, ma senza successo. A quel punto lancia drl vino sulla faccia di papà  Keith et voilà! Si sveglia e mette tutti in salvo, incluse le sue amatissime chitarre. Il colpevole però non sono lui e le siga accese, bensì un topino ghiotto di fili elettrici. 

A proposito di topini e roditori, qualche coglioncello aggiunge del veleno per topi alla sua dose quotidiana di eroina. Entra in coma, ma come entra..ne esce fuori e, anni dopo, con fare beffardo scherza sul fatto che il medico gli diede all’epoca 6 mesi di vita, ma alla fine fu Keith a presenziare al funerale del dottore.

Non finisce qua, il miracolato chitarrista un bel giorno scopre di avere “un’insensata voglia di equilibbbrio” (come canterebbe Sangiorgi): si arrampica sulla libreria, ma cade giù e viene pure travolto da una pila di libri. Chiunque, al suo posto, sarebbe rimasto lì sotto con la sagoma bidimensionale, tipo il cattivo di Roger Rabbit quando viene investito dalla pressa. Invece no, se la cava con qualche costola rotta.

Una volta addirittura schiaccia un pisolino su una palma e, quando decide di scendere, vola giù come una noce di cocco. Sbatte la testa contro il tronco. Non contento, il giorno stesso o quello seguente, esce in barca con il mare mosso, cade e da nuovamente una zuccata. Dolore fortissimo. Viene operato, gli viene asportato un ematoma grosso come una casa, calotta aperta e richiusa, viti di titanio e cucito come una cima alla genovese. Dopo 6 settimane riparte con il tour.

Se non è un Highlander Keith..

LUNGA VITA AL ROCK AND ROLL ED ALLE SUE LEGGENDE!

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