1920/1960

RAGTIME

Questo genere è un ponte solido (non come i viadotti liguri della “Società Autostrade per l’Italia”) tra 1800 e 1900: è decisamente sincopatoe ciò lo rende assai ballabile. La gente va fuori dai gangheri e danza sulle note del ragtime nei locali e nei bordelli dei quartieri a luci rosse. Il primo ad aver inciso un disco ragtime nel 1895 fu il commediografo Ernest Hogan: inizialmente ebbe fortuna vendendo una fraccata di copie, ma poi farà i conti con le accuse di razzismo (peraltro lui stesso era afroamericano), ma lui se ne infischia ed è contento di aver diffuso il ragtime.

https://www.youtube.com/watch?v=fPmruHc4S9Q

Il numero uno comunque è Scott Joplin. Ascoltate “The Entertainer” . Siete dentro ad un bar colmo di loschi individui che sorseggiano Whiskey torbato o ingollano una birra tra un’aspirata di sigaro e l’altra; la nebbia di tabacco aleggia e si fa densa. Ogni tanto si sente un colpo di tosse, mentre la donna che intrattiene il pubblico fa vedere sensualmente le caviglie. Scoppia una rissa perchè uno fa un commento di troppo: pattoni di qua, coppini di là, insulti di su, sputacchi di giù..ma il pianista continua a suonare schivando i bicchieri lanciati. Con la mano sinistra esegue un ritmo di marcia, mentre con la destra suona melodie sincopate. Il pianoforte nel ragtime prende il primo posto scalzando via gli altri strumenti di umili origini, anche se inizialmente questo genere veniva eseguito con mezzi di fortuna tipo pentole e assi da stiro.

Ora sentite “Maple Leaf Rag” , sempre di Joplin.. è facile intuire che si tratti della colata di cemento prima di costruire le pareti del jazz. Il ragtime è stato d’ispirazione a compositori della caratura di Dvorak, Debussy e Stravinskij. Se ad un brano di Scott Joplin rallenti il ritmo e levi la sincope ottieni un valzer viennese. Tipo un’espressione matematica. Joplin è stato in grado di fondere la poliritmia africana con le complessità armonico-melodiche della musica classica. Geniaccio.

Ad un certo punto intorno al 1920 si fa largo J.P. Johnson, che butta dentro al ragtime un po’ di sana improvvisazione trasformandolo in Jazz. Voilà! Quindi tornando alle espressioni matematiche: spartito al quale attenersi strettamente=ragtime, mentre spartito+ a lot of improvvisazione=jazz.

Prima di arrivare al jazz vero e proprio, il ragtime muta in stride piano: i pianisti hanno doti d’improvvisazione impressionanti e partono da una tecnica tutta loro che non so nemmeno descrivere. Onestamente non riesco a starci dietro e la troppa improvisation mi fa andare gli occhi in fico.

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