LOVERS ROCK
Il Reggae si avvicina alla banchina, controlla la direzione del vento, lancia la cima a terra ed è pronto ad ormeggiare nei porti del Regno Unito.
Tutto ciò grazie ad un’etichetta indipendente, la Island, che distribuisce dischi giamaicani in UK per tutti gli anni ’60.
Nasce la sottocultura dei Rude Boys (della quale vi ho già ampiamente parlato qui ), ma il reggae diventa un punto fermo delle stazioni radio occidentali, grazie al film “The Harder They Come”, dove un giovane Jimmy Cliff interpreta Ivan, il protagonista.


Allora, ragazzi, c’è chi si sottopone ad un’operazione per cambiare colore degli occhi, come Francesco Chiofalo, e chi ha le pupille a forma di sterlina come i produttori discografici, che intuiscono il potenziale del Reggae.
Alcuni neri britannici prendono le distanze dalla cultura rastafariana trasmessa tramite il roots reggae. Il genere si svuota di tutti i suoi significati originari, spogliandosi del contesto geo-socio-politico e diventa un genere musicale allegro,spensierato e frizzantino come un Prosecchino. In pratica diventa l’esatto opposto di come è stato concepito.
Quindi il reggae si spoglia, ma poi si veste nuovamente, indossando un po’ di abbigliamento Soul Motown di Chicago e di Philly soul…. ed è in questo modo che nascerà il Lover’s Rock. Così si chiamerà anche un’etichetta discografica pionieristica.

Ma perché proprio LOVER’s rock? Perché i testi sono tutti amore e cuoricini e profumano di essenze talcate.
Il Lover’s Rock toglie le cime di prua e di poppa, disormeggia e torna in Giamaica, influenzando , a loro volta, numerosi artisti locali (tra i miei preferiti Ken Boothe e Dennis Brown).
Uno dei primi brani Lover’s rock è “Caught you in a lie” di Bobby Parker, cantata da Louisa Marks a soli 14 anni, mentre io, a quell’ età, avevo i baffi, l’apparecchio fisso ed avevo un certo talento per le gare di rutti.
Questo genere non ha un capostipite vero e proprio, ma vanta un repertorio di canzoni molto vasto.
Clicca sulla playlist all’inizio dell’ articolo ed immaginati su una spiaggia giamaicana, mentre sorseggi un buon cocktail o fumi un profumatissimo bombolone.
JIMMY CLIFF
L’8 Luglio 2015, grazie agli organizzatori del Goa Boa (festival genovese che un tempo portava sul palco artisti degni di nota), ho potuto assistere al live di Jimmy Cliff.
Costui ha esportato il reggae in giro per il mondo ed è stato influenzato, a sua volta, dal Lover’s Rock.
La sua musica è diventata la colonna sonora delle rivolte durante l’apartheid in Sudafrica. Si reca in questo paese nel 1980 , a 3 anni dalla morte dell’attivista Steve Beko (morto mentre era tenuto in custodia dalla polizia) e nel 18esimo anno di prigionia di Mandela a Robben Island. Si esibisce a Città del Capo, Durban e Soweto, una piccola cittadina nonché centro nevralgico delle rivolte.
Jimmy se ne sbatte e sale sul palco facendo dimenare migliaia di persone di tutte le etnie, unite dalle note movimentate del reggae.
Copeland Forbes, il manager, dirà:
“Era un mare in movimento di esseri umani… neri, bianchi, indiani. Tutti gridavano “Jimmy! Jimmy!” C’era anche un nutrito contingente di sicurezza con i cani».
E ci credo.. con quelle cappe di fumo..
Nonostante avessero alloggi adeguati, Cliff e la sua band hanno dovuto fare i conti con le rigide barriere razziali del Sudafrica.
«Andavamo nei parchi e nei negozi e vedevamo cartelli con la scritta “Solo per bianchi” o “Solo per neri e meticci”».
Durante una pausa dagli spettacoli, Cliff e la sua band si sono recati a Table Mountain, una località panoramica di Città del Capo che domina Robben Island. Hanno suonato i bonghi per gran parte della giornata in omaggio a Mandela, membro fondatore dell’African National Congress, imprigionato dal 1962 per la sua lotta contro l’apartheid.
Il mio rapporto con Jimmy è basato sull’allegria e la spensieratezza. Papà e mamma lo ascoltavano spesso ed ogni tanto improvvisavamo qualche ballo ondeggiato in salotto. Come posso non ascoltare Jimmy con il sorriso? E vogliamo parlare di uno dei suoi brani più conosciuti, uno di quelli che parla di tenacia e speranza?
“You can get It of you really want”… But you must try, try and try, try and try!
